Vino Sangiovese di Romagna

Vigneto sangiovese

Il Sangiovese di Romagna, vino rosso DOC per eccellenza del centro-nord Italia, è sempre stato di grande identificazione.

La menzione di “Sangiovese Superiore”, infatti, gli è attribuita perché è prodotto dai vitigni di un’area ristretta (nello specifico l’area delle province di Bologna, Forlì, Ravenna e Rimini).

La sua storia comincia come il vino delle osterie, da vendere “a quartino”, come si usava un tempo; ma quei tempi sono cambiati, perché quelli di oggi sono ben diversi per il Sangiovese di Romagna.

Molte aziende locali, grazie ad un’innovazione tecnologica sempre all’avanguardia, lo stanno producendo di grande qualità, ma rimanendo fedeli alle peculiarità della sua natura, vale a dire la sua schiettezza, il suo colore rosso rubino, con orli violacei, il suo profumo caratteristico, che ricorda la viola, i suoi tannini decisi, ma delicati allo stesso tempo, il suo sapore secco, armonico, dal retrogusto gradevolmente amarognolo, che fanno questo vino particolarmente indicato per antipasti a base di salumi dal sapore forte, per accompagnare le carni rosse (in particolare maiale, dalla bistecca alla salsiccia), gli arrosti misti e le grigliate, ma è ottimo anche per pasteggiare con i primi piatti di pasta secca o ripiena con il sugo di carne o di pomodoro, come pure di notevole delizia è l’abbinamento con il parmigiano e la grana stagionati e con il formaggio di fossa.

Tuttavia, il suo optimum il Sangiovese lo raggiunge con il brasato, con la selvaggina di piuma e con la faraona.

Corposo, strutturato, alcolico (la sua gradazione minima è di 12°) ed equilibrato al gusto, nasconde, già dietro il primo sorso, sensazioni speziate, di tabacco, di chiodi di garofano, di cannella, di vaniglia, che si impastano in un unicum di inebriante tripudio dei sensi.

E’, inoltre, un vino caldo, robusto, abbastanza morbido, con una base di freschezza piuttosto importante, che lascia presupporre una gioventù notevole e soprattutto un potenziale di invecchiamento molto lungo. Ha una buona sapidità, un’ottima struttura e decise consistenza e intensità, ma laddove il Sangiovese eccelle è soprattutto nella persistenza.

Nel deglutirlo, infatti, permangono tutte le sensazioni gusto-olfattive che riscaldano languidamente la via retro-nasale. Questo è molto importante perché dà il metro della lunghezza del timbro, della struttura, della durata nel tempo delle caratteristiche gustative all’interno della nostra bocca.

E queste sensazioni dobbiamo andarle a ricercare anche nel cibo, ecco perché gli abbinamenti devono essere altrettanto decisi.

Vino di romagna

Servito tra i 18 e i 20 gradi, più che un vino da tavola, per tutti i giorni, il Sangiovese dà il suo meglio in pranzi “importanti”, con portate molto articolate, in virtù della sua innata capacità, oltre di accompagnare, di esaltare gusti e sapori dei piatti ai quali si abbina. Una volta conosciuto, è un vino che lascia decisamente il segno. Prosit!

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Author: admin

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